Dieci idee per l’istruzione del 21° secolo

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10. Potere agli studenti

‘La voce degli studenti’, vale a dire dare agli studenti la possibilità di avere voce nelle questioni che li riguardano e che contano per il loro progetto di vita. Un obiettivo, questo, che ha percorso una lunga strada da quando, nel 1970, alcune scuole all’avanguardia hanno iniziato a sperimentarlo.

Ora sono molte le scuole che vantano Consigli scolastici in cui gli studenti portano la loro voce, e si potrebbe sostenere che esercitano un maggiore controllo sulla loro formazione rispetto a quanto avveniva nel passato. Tuttavia, resta il fatto che sono ancora pochissimi gli studenti coinvolti nei processi decisionali, quelli che sono strategici per la scuola che frequentano, e sempre più gli insegnanti che ancora si devono accordare sul potenziale che questo potrebbe avere nel cambiare sia le esperienze degli studenti che l’intero sistema dell’istruzione.

Consentire agli studenti di avere il controllo sulla loro formazione li aiuta a sentirsi apprezzati, a partecipare alla vita di una scuola sentita come propria, ad assumere il controllo e la consapevolezza del loro apprendimento.

Se si confrontano gli istituti scolastici che promuovono il coinvolgimento degli alunni con quelli che lo escludono, si è di fronti a risultati, nel primo caso, che confortano dal punto di vista della frequenza e della realizzazione.

I paesi scandinavi, ad esempio, hanno una lunga tradizione e una cultura consolidata della partecipazione che è centrale nei loro sistemi di istruzione. Spesso è obbligatorio per gli studenti essere rappresentati negli organi di governo delle loro scuole. In Finlandia, che è in cima alle classifiche internazionali delle prestazioni degli studenti, non solo gli studenti sono coinvolti nelle decisioni strategiche della scuola, ma, attraverso regolari consultazioni con i responsabili delle politiche scolastiche, hanno anche il diritto di influenzare i processi decisionali a livello nazionale.

Nel Regno Unito l’iniziativa dell’Unicef “Rights Respecting School Award” (RRSA), che opera in più di 600 istituzioni scolastiche, incoraggia le scuole a collocare al centro delle loro finalità e dei curricoli la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Ciò ha prodotto un incontestabile miglioramento del benessere degli alunni, una significativa diminuzione dei fenomeni di bullismo, un miglioramento dei risultati e della partecipazione, un effetto positivo sugli atteggiamenti e sull’inclusione, una maggiore cura dell’atmosfera scolastica.

Partecipare alle scelte strategiche di alto livello e ai processi decisionali aiuta gli studenti anche ad acquisire quelle competenze che sono maggiormente richieste nel 21° secolo.

Competenze come la responsabilità sociale, la sensibilità interculturale e l’intelligenza emotiva possono essere tutte promosse favorendo l’impegno attivo e la partecipazione degli studenti. Assumere ruoli in organismi democratici porta da apprendere a mediare le proprie esigenze individuali con quelle degli altri, a partire dai propri coetanei, fino a prendere in considerazione quadri più ampi quando si devono assumere delle decisioni. Tutte competenze queste fondamentali per dei giovani che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro.

Essere coinvolti nella governance della scuola aiuta gli studenti a comprendere i vantaggi di una cittadinanza attiva, non predicata ma praticata, aiutando i giovani ad essere interessati, a sentirsi coinvolti alla pari degli adulti.

È inutile sottolineare quanto tutto ciò oggi appaia di particolare importanza, quando molti paesi nel mondo stanno sperimentando non solo il disimpegno di ragazze e ragazzi nella scuola, ma anche nella società nel suo complesso, con un evidente calo di partecipazione delle giovani leve al voto.

Quello di cui stiamo parlando non è un coinvolgimento puramente formale. Non si tratta di studenti che hanno voce in capitolo nelle decisioni minori, come codici di abbigliamento o menù per la mensa. Fondamentalmente, si tratta di dare agli studenti un potere reale su decisioni strategiche a tutti i livelli. Dobbiamo riconoscere che gli studenti non sono i destinatari solo passivi della loro formazione, ma sono i primi partner nell’apprendimento, senza il loro coinvolgimento e la loro responsabilizzazione attiva ogni sforzo è destinato a fallire.

Se facciamo questo avremo favorito nella scuola una cultura dove tutti partecipano con uguale dignità e responsabilità in materia di istruzione e di apprendimento.

(precedente)

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