Sarei tentato di scrivere un repertorio del lessico avariato per tenercene lontano il più possibile o usarlo con estrema cautela, almeno fino a quando non riusciremo a restituirgli il sapore della sua genuinità, sottrarlo al deterioramento, all’impoverimento del pensiero.
In questo repertorio comprenderei il verbo educare e il il verbo istruire.
Non mi resta che invidiare altre lingue che con un solo lessema comprendono sia l’educazione che l’istruzione come l’inglese e il francese, e poi il tedesco con il suo bilding, che per me fa immediatamente assonanza con il building inglese, che non c’entra nulla, ma esclusivamente per il suo richiamo al “costruire” che è compito fondante di ogni educazione-istruzione. Perfino l’arabo usa un unico semantema.
Ma ci sono gli affabulatori della parola, gli illusionisti della mente. Tra questi devo annoverare la professoressa Loredana Perla presidente della commissione per la riscrittura delle Indicazioni nazionali relative al primo e al secondo ciclo dell’istruzione nel nostro paese.
Mi sono sempre chiesto che necessità ci fosse di soppiantare queste Indicazioni ( che con il procedere dei fatti sembrano ringiovanire anziché invecchiare) con nuovi Programmi senza riuscire a trovare una risposta plausibile. Ora, frugando tra le carte che restano impigliate ai nodi della rete digitale, mi imbatto in una dichiarazione rilasciata dall’esimia pedagogista tanto simile ad un gioco di parole, se non fosse che nella mente della professoressa proprio di un gioco di parole non si tratta.
Dice la signora presidente della Commissione: «È necessario poi rafforzare la visione pedagogica in modo che si passi dall’educare istruendo, che era alla base delle Indicazioni precedenti, all’istruire educando».
Che fa uno? Per prima cosa si gratta la testa. Poi si chiede se ha letto bene. E rilegge una seconda volta, anche una terza.
Non si tratta di un rompicapo, è filosofia pedagogica, non certo alla portata di tutti, bisogna averci gli strumenti ermeneutici; e se non ce li avete è per questo che non sarete mai chiamati a presiedere la commissione per la stesura dei programmi scolastici nazionali.
Innanzitutto la professoressa Perla ci fa avvertiti che istruire e educare non sono sinonimi, ma due vocaboli dal significato ben distinto, per cui non è che possiamo usare l’uno o l’altro indistintamente e che, nel caso dell’istruzione, l’education inglese per noi altro non è che un falso amico.
La nostra pedagogista, inoltre, sottolinea che non solo i due termini si differenziano semanticamente, ma che tra i due esiste un gerarchia.
Tutto sta nell’ordine in cui sono posti in relazione, usando l’infinito per uno e il gerundio per l’altro.
Pertanto per comprendere il reale significato delle due espressioni bisogna conoscere la forza semantica di un verbo al modo infinito e quella di un verbo al modo gerundio.
L’infinito, nella lingua italiana, agisce di solito come un’azione generica, mentre i gerundio descrive una azione mentre sta accadendo, il modo, la causa o il tempo di quella che è nei fatti l’azione principale.
Per cui le due espressioni: educare istruendo, istruire educando che sembrerebbero comunicare lo stesso messaggio in realtà rimandano a concetti tra loro profondamente differenti. Diversamente perché usarle, se no?
E la differenza è nella gerarchia di valore, data proprio dalla priorità assunta dal verbo al gerundio che segue il verbo al modo infinito.
Sulla base di questo criterio nell’espressione “educare istruendo”, l’istruzione è in corso, l’istruzione è l’azione principale. In sintesi, l’educazione si compie istruendo, l’educazione è conseguenza dell’istruzione accumulata.
Prendiamo ora l’espressione “istruire educando”, l’azione principale è quella dell’ educare, l’istruzione viene dopo, è subordinata all’educare.
Non dovrebbe sfuggire a questo punto che le due espressioni sottendono due diverse concezioni pedagogiche, due diverse visioni di scuola.
Riproporre la dicotomia oggi è un salto nel buio del passato. La prima cosa che ritorna alla mente sono le parole pronunciate in parlamento nel 1875 dall’allora ministro dell’Istruzione Guido Baccelli che ebbe a dire: «Istruire il popolo quanto basta, educarlo più che si può».
Significa riproporre la palla al piede che storicamente ha condizionato il sistema formativo di questo paese. Il primato dell’istruzione è sempre stato sostenuto dai laici e quello dell’educazione, cioè della morale e dei valori, dai cattolici.
Pensavo che ormai a un quarto di secolo dall’inizio del terzo millennio tutto questo fosse stato ampiamente superato. Invece arriva il ministro Valditara e la sua pedagogista professoressa Perla a rinverdirlo come una sorta di riscatto, di rivoluzione culturale, di liberazione della scuola dal giogo della pedagogia progressista.
Non fidandomi della mia intelligenza ormai complessata dall’ IA e supponendo in me una certa faziosità d’animo mi sono rivolto al soccorso di Microsoft Copilot, chiedendogli per cortesia di spiegarmi la differenza che intercorre tra le due formule espresse dalle parole della professoressa Perla. Mi ha risposto fornendomi lo schema che riporto qui sotto.
Confronto sintetico
| Attributo | Educare istruendo | Istruire educando |
| Scopo primario | Sviluppo integrale della persona | Trasmissione di conoscenze e competenze |
| Focus | Valori, atteggiamenti, relazioni | Contenuti disciplinari, abilità tecniche |
| Metodo tipico | Dialogo, esempio, maieutica, relazione | Lezione, esercitazione, spiegazione sistematica |
| Ruolo dell’insegnante | Facilitatore di crescita personale | Esperto che trasferisce sapere |
| Contesto comune | Educazione familiare, orientamento civico | Scuola, formazione professionale |
Ognuno, ovviamente, è libero di riconoscersi nella colonna che crede.
Io continuo con le mie, personali riflessioni.
“Educare istruendo” è una proposta pedagogica che chiede alla scuola di svolgere il suo compito specifico — l‘istruzione — in modo tale da promuovere anche la formazione della persona e del cittadino.
“Istruire educando” è una proposta pedagogica che chiede alla scuola di svolgere il suo compito specifico – l’educazione – attraverso la trasmissione del sapere necessario a modellare intellettualmente e moralmente secondo la propria visione di persona e di cittadino.
L’educando della professoressa Perla e del ministro Valditara affonda le sue radici in una visione conservatrice e tradizionale della società, che mira a trasmettere valori, ordine e identità. L’educazione è vista come lo strumento per tramandare i valori tradizionali, la cultura nazionale, il rispetto dell’autorità e il senso di appartenenza.
Si tende a valorizzare un modello che disciplina e forma il carattere (educazione), contrapposto a un modello di istruzione vissuto come fucina del pensiero critico, ritenuto destabilizzante.
Tutto si compendia nella triade programmatica di questo governo: dio, patria, famiglia.
Non l’educazione come prodotto del sapere, ma il sapere come prodotto dell’educazione.
I conti tornano quando nella premessa culturale alle nuove Indicazioni nazionali del 2025, intestata a “Persona, Scuola, Famiglia” si indica la formazione dell’identità storico nazionale culturale come finalità della scuola.
Dal paesaggio educativo scompare la complessità, tutto si riduce ad una formula “istruire educando”. L’orizzonte della scuola si restringe dal globale al locale. Le finalità della scuola non sono più definite “a partire dalla persona che apprende”, ma a partire dal governo che educa.
