Nel 2023 ho pubblicato con Armando editore La cultura della scuola. Facciamo un patto.
Nel libro propongo di superare l’organizzazione scolastica per classi anagrafiche per passare, sulla base di patti formativi tra scuola famiglia e studente, a percorsi formativi individualizzati e a un’organizzazione per laboratori disciplinari.
In un sistema del genere il problema del tetto agli alunni non di lingua italiana per classe muterebbe completamente natura proprio perché verrebbe meno l’unità organizzativa sulla quale calcolare la percentuale, ovvero la classe anagrafica stabile.
Se la scuola fosse organizzata attraverso percorsi formativi singolarizzati, con laboratori disciplinari frequentati in funzione del percorso prescelto, la questione non sarebbe più quanti alunni non italofoni ci sono nella classe, ma quali competenze possiede ciascun alunno e di quali esperienze formative ha bisogno per portare a compimento il proprio percorso di apprendimento.
Il cambiamento, quindi, sarebbe profondo: dalla classe anagrafica al profilo di competenze.
Oggi, all’atto dell’iscrizione a scuola, si è assegnati ad una classe sulla base dell’età anagrafica. All’interno della stessa classe possono però trovarsi alunni e alunne con livelli estremamente differenti.
In una scuola per percorsi di apprendimento, invece, uno studente potrebbe frequentare contemporaneamente:
-matematica al livello corrispondente alle sue competenze;
-italiano scritto a un livello diverso;
-italiano L2 in un laboratorio specifico;
-inglese a un livello più avanzato;
-scienze insieme a studenti di età diverse;
-un laboratorio artistico o tecnologico corrispondente ai propri interessi e capacità.
La variabile decisiva non è più la cittadinanza ma il patto formativo concordato con la scuola.
Consideriamo un ragazzo di 13 anni arrivato dall’Ucraina o dall’India che possieda ottime competenze matematiche ma conosca poco l’italiano.
Oggi la scuola lo definirebbe genericamente come “alunno straniero con difficoltà”.
Nel modello laboratoriale il suo profilo sarebbe invece:
-matematica: avanzato
-scienze: intermedio-avanzato
-italiano comunicativo: A2
-italiano per lo studio: A1/A2
-inglese: B1
Non avrebbe quindi alcun senso collocarlo globalmente in un livello inferiore. Frequenterebbe un laboratorio intensivo di italiano, ma potrebbe contemporaneamente partecipare a matematica e scienze con compagni molto competenti.
Questo eviterebbe uno dei rischi più seri dell’attuale organizzazione: confondere una difficoltà linguistica con una difficoltà cognitiva.
Il tetto del 30%, dunque, perde gran parte del suo significato.
Supponiamo che in una scuola di 600 studenti vi siano 200 studenti con cittadinanza non italiana. Nel sistema attuale nasce immediatamente il problema della loro distribuzione sulla base del numero delle classi. Nel sistema laboratoriale sarebbe un problema secondario.
Alle 9.00 potrebbero esserci:
- 18 studenti nel laboratorio di matematica avanzata;
- 14 nel laboratorio di alfabetizzazione italiana;
- 22 nel laboratorio di scienze;
- 16 nel laboratorio di scrittura;
- 20 nel laboratorio di inglese.
Alle 10.00 le combinazioni cambierebbero completamente, in quanto non esiste più una popolazione fissa della “classe”.
Potrebbe accadere che un laboratorio abbia il 60% di studenti di origine non italiana senza che ciò rappresenti alcun problema.
Per esempio, un laboratorio di italiano L2 livello A1 avrebbe comprensibilmente una percentuale altissima di studenti recentemente immigrati.
Viceversa un laboratorio di tecnologia potrebbe avere il 10%, il 30% o il 70% di studenti non di lingua italiana e la percentuale sarebbe pedagogicamente quasi irrilevante.
La domanda diventerebbe: il gruppo è funzionale all’apprendimento che deve realizzare?
Questa è la domanda pedagogicamente molto più significativa.
È questa la vera “singolarizzazione”. Una conseguenza particolarmente importante per gli studenti immigrati. Il problema dell’apprendimento dell’italiano potrebbe essere affrontato molto meglio.
Oggi succede spesso qualcosa di pedagogicamente paradossale. Un ragazzo appena arrivato viene inserito per quasi tutto il tempo in una classe dove comprende molto poco ciò che viene detto. Formalmente è “incluso”, ma dal punto di vista dell’apprendimento può essere largamente escluso.
Nel sistema laboratoriale potrebbe invece avere per alcuni mesi: 8 -10 ore settimanali di italiano intensivo L2, unite alla frequenza di matematica, educazione motoria, arte, musica, tecnologia e progressivamente delle altre discipline.
Quando raggiunge A2 o B1 le ore di italiano intensivo diminuiscono e aumentano quelle disciplinari. La transizione sarebbe graduale.
Integrare non significa fare stare tutti nello stesso luogo per tutto il tempo. Significa permettere a ciascuno di acquisire gli strumenti che gli consentono di partecipare realmente.
Si costituirebbe così una sorta di “mappa dinamica dell’apprendimento”. Il percorso formativo diventerebbe realmente individuale, per questo io lo definisco “singolarizzato”.
E qui il problema degli studenti “stranieri” cambierebbe radicalmente.
Non avremmo più studenti italiani e studenti che italiani non sono, ma studenti con differenti profili di competenza.
Il compito della scuola è quello di interrogarsi su come ciascuno può apprendere meglio, e questa dal punto di vista pedagogico è la trasformazione concettuale più importante: dalla gestione delle categorie di studenti alla progettazione delle condizioni dell’apprendimento.
Il problema vero a cui oggi ci troviamo di fronte non è il numero dei figli di famiglie immigrate che frequentano le nostre scuole ma la complessità educativa che riguarda tutti immigrati e non. Complessità educativa che questa nostra scuola così com’è non è in grado di affrontare e che non si può pensare di risolvere scaricandola sulle spalle degli insegnanti inventandosi circolari e decreti legge, meno che mai dando i numeri.
Compito dello Stato non è tradurre i problemi in percentuali, ma fornire alle scuole risorse, strumenti, spazi e docenti qualificati, se non è in grado di farlo significa che la politica ha fallito.

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.