Strettamente personale

Niddrie Australia

Alla Summit Sierra Seattle School, nello stato di Washington, i percorsi di apprendimento, sono fortemente personalizzati, soprattutto scommettono sul senso di responsabilità e sull’autonomia che deriva a ragazze e ragazzi dall’assumere un ruolo attivo nella loro definizione e realizzazione. Non ci sono scansioni, scadenze e programmi che tolgano respiro alla riuscita scolastica di ciascuno.

Sierra in SeattleAperto nel 2015, Summit Sierra è una scuola charter all’interno della Summit Public Schools nel distretto internazionale di South Seattle. La scuola oggi conta 200 iscrizioni, con classi del nono, decimo e undicesimo grado. Ogni giorno, ragazze e ragazzi leggono per 30 minuti, per 30 minuti risolvono problemi di matematica, seguono corsi online, parlano con il loro consigliere e tutor che li guida nei percorsi di apprendimento che ognuno ha scelto per sé e gestisce in funzione degli obiettivi che si è dato per il lavoro e per la vita. Durante il “Tempo di Comunità” si incontrano con gli altri studenti per parlare e condividere sentimenti, aspirazioni, interessi.

Gli insegnanti svolgono un ruolo vitale, perché alla Summit School sono abbinati alle ragazze e ai ragazzi di cui faranno i mentori per tutta la durata degli anni di scuola, ognuno di loro può utilizzare software interni per monitorarne i percorsi, i compiti e gli esami.

Fin da subito, è data ad ogni studente la responsabilità della propria istruzione, disegnandone il percorso e le tappe, con accanto un adulto che si fa carico di te in modo che tu tenga fede agli obiettivi ed ai patti assunti, che difronte alle difficoltà ti dà una mano a trovare modi e strade per uscirne.

In Danimarca, l’Ørestad Gymnasium è una scuola in un cubo, un’aula gigante, doveOrestad Gymnasium Co 358 studenti delle scuole superiori sono incoraggiati a collaborare in ambienti aperti, senza aule e classi precostituite, i ragazzi apprendono a riflettere in modo flessibile su argomenti che variano nel corso della loro esperienza scolastica, fanno ricerca e lavorano insieme per risolvere problemi reali. Spazi aperti e scuola aperta in relazione con il mondo esterno, per un ambiente di apprendimento più rilassato, nel quale gli studenti svolgono un ruolo attivo nella propria istruzione. Gli studenti si dividono in gruppi e formano classi improvvisate, a volte con insegnanti per guidarli, con l’obiettivo non solo di ricevere conoscenze, ma di avere il modo di trasformare le conoscenze in azione.

L’elemento più importante della Big Picture Learning a Providence, nel RhodeBig pictures nlearning Island, è che gli studenti apprendono nel mondo reale. Il sistema è attualmente attivo in 55 scuole a livello nazionale. Il modello Big Picture Learning abbatte i muri tra l’istruzione e il mondo del lavoro. Fin dall’inizio, gli studenti dalla scuola dell’infanzia alle superiori, apprendono che le loro passioni e la loro creatività vengono prima di tutto. Per aiutare ad alimentare le loro attitudini, gli studenti sono accoppiati con mentori che operano nei campi in cui gli studenti un giorno vorrebbero entrare e ognuno di loro realizza così progetti che sono collegati ai propri interessi.

AltSchoolA San Francisco, in California, la AltSchool è la scuola della Silicon Valley. Con il motto “Rendere l’apprendimento visibile per studenti, insegnanti e genitori” offre una piattaforma per costruire curricoli su misura, stabilire unità e compiti per ogni studente in base agli obiettivi personali di ciascuno. La AltSchool è il completo abbandono dell’istruzione tradizionale con i test standardizzati: curricoli flessibili e una piattaforma per l’apprendimento personalizzato.

La scuola, dal preK al dodicesimo grado, ha avuto inizio a San Francisco nel 2013 e ora si sta espandendo a Brooklyn, New York e Palo Alto. In realtà si tratta di scuole laboratorio che agiscono in rete, in questo modo hanno realizzato una piattaforma fondata sulla ricerca educativa di insegnanti e ingegneri insieme. Simile a un sistema operativo per le scuole, la piattaforma è progettata in modo flessibile per soddisfare le esigenze dell’apprendimento personalizzato e di una vasta gamma di scuole progressive.

Come scuola che “pensa diversamente” si presenta la Steve Jobs di Amsterdam.Steves Job School Tutto ciò che è convenzionale per una scuola, qui è lasciato fuori della porta. La scuola respira dello stesso respiro di ogni studente. Ciascuno ha il suo piano di sviluppo individuale (IDP) che viene valutato e riadattato ogni sei settimane dallo studente, dai suoi genitori e dall’allenatore, la scuola non li chiama “insegnanti”. Sulla base del risultato dell’IDP, ad ogni studente vengono offerte nuove sfide di apprendimento personale e momenti di istruzione tra cui scegliere.

Tutti, dal quarto grado al dodicesimo ricevono iPad completamente carichi di applicazioni per guidare l’apprendimento personalizzato. Anche qui l’obiettivo è far disegnare a ciascuno il proprio percorso di istruzione, in modo che ognuno lavori secondo il suo ritmo.

BrightWorksLa scuola che insegna pericolosamente, lanciata dal visionario Gever Tulley nel 2011, è la Brightworks di San Francisco, in California. Prendete alcune delle cose più pericolose che i genitori dicono ai loro figli di non fare e fatene un intero curricolo. Qui gli studenti, tra i gradi dal K al 12esimo, si sporcano, giocano con il fuoco, smontano elettrodomestici e completano progetti artistici, tutti nello stesso giorno.

L’invito è che ognuno sia coautore della propria istruzione, trovando sostegno alle proprie capacità e interessi che lo motivino. La scuola è ospitata in un grande magazzino pieno di opere d’arte, fortezze e teatri di fortuna: oggetti tutti pensati per stimolare la creatività di bambine e bambini, ragazze e ragazzi.

Il suo ideatore, Tulley, pensa che il mondo abbia bisogno di persone che vedono le sfide più difficili come rompicapo interessanti, che abbiano capacità creativa e tenacia per produrre cambiamenti. Persone che prendono gioia nel contribuire anziché solo consumare, partecipare attivamente al mondo, in grado di immedesimarsi al di là dei confini sociali ed economici.

Carpe Diem più che una scuola sembra un direzionale, un’immensa stanza con tantiCarpe Diem School uffici. Conosciuta come The Learning Center, ci sono 300 cubicoli, uno per ogni studente, che ospitano un computer per guidare ciascuno nei suoi percorsi di apprendimento. Quello delle scuole Carpe Diem è un modello, dal terzo grado al dodicesimo, che negli Stati Uniti ha dato grandi frutti, perché ogni studente è diverso ed è necessario adeguarsi alle sue esigenze.

Alcune delle scuole che oggi nel mondo costituiscono il meglio dell’innovazione sono tutte caratterizzate dalla personalizzazione dei percorsi di apprendimento.

Personalizzazione molto differente da quella che abbiamo conosciuto noi in Italia con i “portfolio” dei tempi del ministro Moratti e del pensiero pedagogico di Victor Garcia Hoz.

Perché ci troviamo difronte ad una personalizzazione liberata dalle pastoie del personalismo.

Neppure le nostre Indicazioni nazionali per il Curricolo sono aliene dal personalismo. Da noi, anche quando ci si propone di qualificarlo, è l’insegnamento a restare centrale, sovrapponendosi ai tempi e ai modi di apprendimento di ogni singolo studente, le attività formative, seppure pensate per essere motivanti e dotate di senso, sono a lui esterne ed estranee al suo progetto di vita.

Perché la nostra scuola è ancora la scuola della persona, la comunità educante che educa mediante l’istruzione. A prevalere è ancora la concezione della minorità dell’alunno, che infatti è ancora inteso come l’allievo, anziché come lo studente, come colui che è protagonista dello studio, del suo studio. La nostra scuola resta principalmente il luogo in cui il “minore” deve essere educato istruendolo. Così nelle nostre scuole mai nessuno potrà sentirsi protagonista del suo apprendimento.

C’è un salto culturale notevole alla radice dell’esperienze che abbiamo citato fin qui.

Non si tratta di svolgere né il programma né l’alunno, come se fosse una persona inviluppata nella sua minorità da sviluppare con il progredire delle classi e dell’insegnamento.

Nulla di filosofico e nulla di pedagogico, nulla della idea del bozzolo che deve farsi farfalla.

Semplicemente il recupero di quella “scuola su misura”, se vogliamo anche funzionalista, con la quale Edouard Claparède metteva in evidenza, nel rispetto dei diritti della persona, l’esigenza imprescindibile di formarsi individualmente nel modo che a ciascun bambino e bambina, ragazzo e ragazza più si addice, non in soggezione ad una interpretazione filosofica o sociale dell’esistenza umana, ma per dare trama alla narrazione della propria storia e della propria vita. Non, dunque, come ancora avviene da noi, la somministrazione di un copione identico per tutti, per tante storie e tante vite indistinte.

 

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