Dieci idee per l’istruzione del 21° secolo

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2. Pensare oltre l’aula

In una classe tradizionale gli studenti sono seduti in file nei banchi di fronte al docente. C’è una buona ragione per questo: le aule sono state progettate per consentire agli insegnanti di trasmettere in modo efficace i saperi agli alunni e a questi di ascoltare con attenzione, senza distrazioni. Questo poteva forse avere senso prima che l’istituzione scolastica perdesse della sua centralità, quando cioè gli insegnanti costituivano la fonte principale di conoscenza più accessibile ai giovani. Ma oggi, in un’epoca in cui la connessione internet significa che siamo letteralmente circondati da informazioni, non abbiamo più bisogno delle file di studenti seduti al banco di fronte al docente. Formarsi alle competenze del 21° secolo richiede metodi di insegnamento e di apprendimento adeguati al tempo che viviamo.

Il ruolo degli insegnanti non può, quindi, più esaurirsi principalmente nel passaggio dei saperi dall’adulto docente all’alunno, ma è necessario che sia soprattutto un ruolo di progettazione, di guida, di affiancamento, di dialogo con ogni singolo, di monitoraggio dei progressi di ciascuno, in modo che ognuno sia consapevole della strada compiuta, dei risultati raggiunti e di quelli mancati, della necessità di un maggiore impegno o di un accresciuto sostegno da parte della scuola.

Oggi, le scuole più innovative stanno progettando le aule per la ricerca della conoscenza, piuttosto che per la sua trasmissione.

Al Cramlington Learning Village in Northumberland, Regno Unito, le aule per lo svolgimento delle lezioni di scienze sono state ripensate come Open Learning Science Plaza, come spazi aperti, suddivisi in zone per la discussione, la ricerca e la sperimentazione. Gli studenti sono liberi di affrontare anche problemi complessi, ognuno lavora nello spazio dove ha necessità di essere, non dove gli è detto a priori di stare. La zona dove si conducono gli esperimenti è dotata anche di webcam che permettono agli studenti di monitorare i loro esperimenti durante il fine settimana.

L’uso degli spazi realizzato al Cramlington richiama le scuole Kunskapsskolan della Svezia, che trattano tutto lo spazio all’interno della scuola come ‘spazio di apprendimento’. Così, non ci sono corridoi e, per estensione, non ci sono le aule. Gli studenti possono prenotare particolari aree per riunioni o seminari, o semplicemente prendere un sedile e mettersi a lavorare.

Questo modo di pensare lo spazio di apprendimento ha ispirato alcuni dei più importanti architetti della Svezia, ma può anche essere implementato in edifici scolastici già esistenti senza aggiunta di costi. Il punto non è lo spazio in sé, ma come pensare lo spazio.

PLACE è una comunità di apprendimento che sta lavorando senza alcuno ‘spazio’ designato, prestabilito. Si tratta di un gruppo di studenti del Regno Unito affiliato alla Biddenham International School nel Bedfordshire. Questi ragazzi e queste ragazze, anche con la collaborazione dei loro genitori, organizzano liberamente il loro programma di apprendimento, si riuniscono in gruppi, hanno a disposizione esperti locali o insegnanti per coprire argomenti specifici o per aiutarli nella realizzazione di progetti, oppure lavorano totalmente in proprio. PLACE è una comunità di apprendimento che si estende oltre le mura della scuola e che vive anche al di fuori di essa.

Si tratta solo di alcuni dei modi in cui le aule, perno della nostra idea di scuola tradizionale, stanno cambiando o dilatandosi o anche scomparendo, ora che non abbiamo più bisogno che l’aula sia il centro della trasmissione della conoscenza. Con le aule, come con molte altre cose, il futuro dell’apprendimento si presenta flessibile.

(precedente)                                                                                                            (continua)

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